mercoledì 30 dicembre 2015

Lo sviluppo ineguale e combinato dei BRICS

"...Un paese arretrato assimila le conquiste materiali e intellettuali dei paesi avanzati. Ma ciò non significa che li segua servilmente, ripercorrendo le fasi del loro passato. La teoria del ripetersi dei cicli storici -propria del Vico e dei suoi discepoli- si basa sull' osservazione dei cicli compiuti dalle vecchie culture precapitalistiche e in parte sulle prime esperienze dello sviluppo capitalistico. Il carattere provinciale ed episodico di tutto questo processo comportava effettivamente un certo ripetersi delle fasi culturali in centri sempre nuovi. Ma il capitalismo segna il superamento di tali condizioni. Esso ha preparato e, in un certo senso, realizzato l'universalità e la continuità del progresso umano. Di conseguenza, resta esclusa la possibilità di un ripetersi delle forme di sviluppo da parte di paesi diversi. Costretto a mettersi a rimorchio dei paesi avanzati, un paese non segue lo stesso ordine di successione: il privilegio di una situazione storicamente arretrata -poichè esiste tale privilegio- autorizza o, più esattamente, costringe un popolo ad assimilare tutto quello che è stato fatto prima di una determinata data, saltando una serie di fasi intermedie. I selvaggi rinunciano all' arco e alle frecce per prendere immediatamente il fucile, senza ripercorrere la distanza che nel passato ha separato queste due armi. Gli europei che colonizzavano l' America, non riprendevano la storia dall' inizio. [...] Lo sviluppo di un paese storicamente arretrato porta necessariamente a una combinazione originale delle diverse fasi del processo storico. L' orbita acquista, nel suo insieme, un carattere irregolare, complesso, combinato. la possibilità di saltare le fasi intermedie, va da sè, non è affatto assoluta: in ultima analisi, è limitata dalle capacità economiche e culturali del paese.[...] La legge razionale della storia non ha nulla a che vedere con schemi pedanteschi. L' ineguaglianza dello sviluppo, che è la legge più generale del processo storico, si manifesta con maggior vigore e complessità nelle sorti dei paesi arretrati. Sotto la sferza delle necessità esterne, lo loro cultura in ritardo è costretta ad avanzare a salti. Da questa legge universale della ineguaglianza deriva un' altra legge che, in mancanza di una denominazione più appropriata, può essere definita legge dello sviluppo combinato e vuole indicare l' accostarsi di diverse fasi, il combinarsi di diversi stadi, il mescolarsi di forme arcaiche con le forme più moderne."

Ennesima finestra sui paesi BRICS a valutarne la posizione nelle charts mondiali dello sviluppo economico e politico. Emerge che le posizioni nel 2015 si sono ulteriormente differenziate. La gestione della crisi internazionale dei profitti è una brutta gatta da pelare: se la cavano peggio i più ricchi di materie prime; meglio chi si è dimostrato, facendo di certa debolezza la propria forza, più abile e sottile nella risposta organizzativa di carattere politico.


Il 2015 ha visto un allargamento delle fessure all’interno dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), che nei primi anni della crisi finanziaria iniziata nel 2008 si erano staccati come un gruppo compatto con elevati tassi di crescita, valute forti rispetto a quelle dei paesi del nord Atlantico, e richiesta di maggiore voce nelle decisioni di politica economica internazionale.

La crescita economica in alcuni di questi paesi secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale è rimasta nel 2015 superiore alla media dei paesi avanzati (2%). Tuttavia, a un’India fortemente dinamica (+7,3%) e a una Cina che cresce a ritmi più contenuti che in passato, ma comunque elevati (6,8%), si contrappongono il significativo rallentamento del Sudafrica (1,4%), e cali della produzione in Brasile (-3%) e Russia (-3,8%), nonostante politiche fiscali essenzialmente espansive. Dall’estate del 2014 la valuta brasiliana è calata del 42%, il rublo del 46%, il rand sudafricano del 22%, e anche le autorità cinesi sono intervenute per invertire la graduale e pilotata rivalutazione dello yuan che aveva caratterizzato gli ultimi anni. Come conseguenza del rafforzamento del dollaro e del recente aumento dei tassi d'interesse da parte della banca centrale degli Stati Uniti, il 2015 sarà il primo anno dai lontani anni Ottanta in cui il saldo complessivo dei movimenti di capitale rischia di essere negativo per i paesi emergenti. Il ventaglio dei tassi di crescita e delle condizioni di stabilità macroeconomica tra i paesi emergenti di spicco si è quindi allargato, venendo ad assomigliare in misura maggiore alla diversificazione all’interno dei paesi Ocse, che vedono gli Stati Uniti e il Regno Unito in crescita, sia pure con politiche monetarie debolmente restrittive, l’area euro con una performance mista, e il Giappone ritornare a tassi di crescita che restano deboli nonostante la continua espansione monetaria.

sabato 26 dicembre 2015

Mrs. President


Un' occhiata alle prossime presidenziali statunitensi e ai problemi che il prossimo presidente, con ogni probabilità  Hillary Clinton, si troverà ad affrontare. Io voto per Charlize ma si sa che non conto nulla.---


Più che in passato, quella destinata a portare, il prossimo 8 novembre, all’elezione del quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti sembra, a chi la osserva da fuori, una gara senza storia. Se, sul fronte democratico, la candidatura di Hillary Clinton appare abbastanza forte da superare senza eccessive difficoltà la fase delle primarie, su quello repubblicano il proliferare dei candidati e il consenso raccolto dall’outsider Donald Trump sembrano accentuare lo spaesamento politico che da qualche anno affligge un partito che appare sempre meno in grado di produrre un progetto politico abbastanza aggregante e condiviso. Nonostante la concorrenza del socialdemocratico Sanders e qualche flebile distinguo fra i suoi sostenitori, l’ex Segretario di Stato appare, quindi, avviato sulla strada di un facile successo. Un successo che, però, rischia di non fugare tutte le ombre dal futuro dell’amministrazione. I punti di forza del candidato Clinton – primo fra tutti la capacità di “convergere al centro”, intercettando il consenso anche di una parte dell’elettorato repubblicano – rischiano, infatti, di trasformarsi in altrettanti punti di debolezza del Presidente Clinton una volta chiamato a tradurre il programma elettorale in azione politica concreta.
 

giovedì 24 dicembre 2015

Hey you ( la fantomatica coscienza di classe 3 )

Hey you, standing in the road
always doing what you're told

L' aspirazione della borghesia a farsi classe universale, uniformata su un astratto modulo di  ceto medio, corre -strutturata nella formazione del mercato integrato mondiale- verso il suo presunto climax

A poco importa che in realtà il processo di ri-produzione della ricchezza sociale generi in continuazione nuovo proletariato e nuove classi medie, redistribuite diversamente a causa della nuova divisione internazionale del lavoro; siamo del tutto lontani dalla loro scomparsa

sabato 19 dicembre 2015

Il crude prezzo del oil

 se tu credi che il carbone /  bruci meglio
è un abbaglio /  è petrolio

La riunione Opec del 4 dicembre ha messo chiaramente a nudo, dopo un anno di oro nero a prezzi di saldo, le strategie dei paesi Opec rispetto a quelli esportatori extra-Opec e al contempo quelle interne all' organizzazione stessa tra paesi che si scornano da decenni, Iran e Arabia tanto per ribadire, gocce mediorientali di imperialismo globale

"Il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zangeneh, ha detto, prima della riunione odierna, che Teheran discuterà di cosa fare solo quando il suo Paese avrà raggiunto pieni livelli di produzione, se e quando le sanzioni occidentali saranno tolte." Ciò detto di rimando a: "il ministro saudita Ali al-Naimi in precedenza aveva detto che spera in una crescita della domanda globale tale da assorbire il balzo della produzione iraniana il prossimo anno. "Ognuno è benvenuto a entrare nel mercato"." 

La speranza, tutta diplomatica -cioè falsamente friendly, del ministro saudita è stata successivamente stroncata , dieci giorni fa, dal report del International Energy Agency (IEA) che prevede che l'eccesso di offerta potrebbe aumentare a livello globale il prossimo anno.

venerdì 18 dicembre 2015

Buyback in U.S.A.

E' stato un rialzo dei tassi FED che sembrava un taglio, accompagnato da una conferenza stampa in cui la Yellen nei modi e nelle sostanza è stata dovish come richiesto dalla prima stretta monetaria dopo 9 anni, c'era ancora Greenspan. Il percorso dei prossimi rialzi è stato indicato, molte le assicurazioni che, se i dati lo non confortassero, potrà essere variato. Sono sempre sul filo del rasoio e lo sanno: i dati delle ultime trimestrali delle grandi corporate sono stati quasi sempre contrastanti: a una forte ristrutturazione spesso corrisponde un utile per azione in rialzo ma con ricavi in decrescita, altrove aumenta la massa dei ricavi ma si assottiglia il prezioso tasso di profitto. Ora un breve articolo per illustrare il buyback, uno degli artifici contabili più usati per migliorare i parametri di valutazione di una società per azioni presso gli analisti finanziari. Difendere le posizioni acquisite sembra difficile: se non corri cadi ! ----

Questa settimana si è verificato il previsto aumento dei tassi di interesse negli USA da parte della FED. L' ’inizio del ciclo restrittivo ha conseguenze rilevanti per l’' economia reale, per gli investitori in obbligazioni e anche in azioni. È importante sottolineare come, dalla scorsa primavera, il costo di indebitamento delle imprese negli Stati Uniti sia aumentato come conseguenza dell' ’innalzamento degli spread, ovvero dei differenziali di rendimento tra le emissioni societarie e i Titoli di Stato. 
 

sabato 12 dicembre 2015

La fantomatica coscienza di classe (2)



"Chi vuol apprendere la verità sulla vita immediata, deve scrutare la
sua forma alienata, le potenze oggettive che determinano
l'esistenza individuale fin negli anditi piú riposti.
Parlare immediatamente dell'immediato significa fare come quei
romanzieri che adornano le loro marionette quasi con vezzi
a buon mercato, con le pallide imitazioni della passione
di un tempo, e fanno agire personaggi che non sono - ormai-
che pezzi di un macchinario come se fossero ancora
in grado di agire come soggetti, e come se dal loro agire
dipendesse ancora qualcosa. Lo sguardo aperto sulla vita è
trapassato nell'ideologia, che nasconde il fatto che non c'è
piú vita alcuna."
 
Vorrei, avrei voluto, scrivere qualcosa di mio a proposito ma qui altri, più capaci, hanno espresso in così poche righe e con il più ampio sguardo tutta la faccenda che per ora può bastare. Non se ne deduca l' inazione e l'impotenza, è solo che il processo sociale procede per accelerazioni e decelerazioni, salti e stasi apparenti, accumulo e improvvisa distribuzione, l' unica cosa certa è che non torna indietro.

martedì 8 dicembre 2015

Il potere a Silicon valley

Street wiew: preghiera per la forma merce

Articolo da leggere su più livelli, di qualche mese fa, ci parla di quella che è, assieme alle biotecnologie, l'avanguardia della produzione di forma-valore a livello mondiale. I saperi, come mi pare che alcuni apologeti si ostinino a non capire, sono soggetti creati e sottoposti fin dalla nascita al processo di valorizzazione del valore, la loro anima non è innocente ma profondamente contraddittoria, solo l'antinomia umana può mutarne la traiettoria, come l'atomo epicureo. Il Capitale, nell' epoca della sua sussunzione di ogni tempo e spazio, può addirittura finanziare e lasciare temporaneamente "open" e "free" alcuni  ambiti, lasciare alla creatività del lavoro lo sviluppo delle risorse mentali senza limitarlo con pressanti indicazioni volte a ritorni immediati; poi, quando le condizioni sono maturate, mettere questi prodotti a frutto, ovvero a profitto. Nessun pasto è gratis alla mensa del Capitale! Ecco detto un frammento di quanto sia oramai estremamente complesso il meccanismo sociale che produce plusvalore relativo, a raffinata matrice scientifica e tecnologica, e di quanto questo investa, generi e necessiti la complessità sociale.---


Alle elezioni del 2012, il presidente Barack Obama era considerato politicamente vulnerabile perché il suo avversario era un noto finanziere e l’economia americana ancora pareva in crisi. Eppure, malgrado la ripresa a singhiozzo, Apple valeva già allora mezzo trilione di dollari al Nasdaq. Oggi, con l’economia in crescita costante, la capitalizzazione del colosso di Cupertino è aumentata del 60%, mentre gli analisti si interrogano su quando – e non più su se – raggiungerà il trilione.

domenica 6 dicembre 2015

Update sulla guerra valutaria: l' investitura dello yuan


La guerra delle valute è oggi il territorio dove si svolgono le principali competizioni inter imperialistiche fra le più grosse ed omogenee condensazioni di Capitale. Al contrario della "virtualità" erroneamente attribuita alla finanza e, per esteso, alle politiche monetarie, qui si  rimanda molto concretamente alla sottostante spartizione del plus-valore industriale prodotto su scala planetaria. Da tempo il Capitale ad alta composizione tecnologica sussume ed estrae valore internazionale da capitali più grezzi e rudimentali "semplicemente" scambiando una valuta più forte (più riconosciuta nel mercato mondiale, stabile, icona di una società pienamente integrata, capitalizzata) con merce  -o con debito, nei paesi dollarizzati, per esempio. ---


La Cina è cresciuta. Con l’inclusione dello yuan, da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi), nel paniere delle valute di riserva a livello globale, Beijing è finalmente diventata grande. Ma la scelta del Fmi arriva però in ritardo. Proprio alla vigilia di quello che sarà forse il periodo più duro per l’economia cinese, arriva il riconoscimento formale da parte della comunità internazionale. L’obiettivo di Pechino era ed è uno solo: gestire il ribilanciamento dei fattori produttivi a livello domestico.


domenica 29 novembre 2015

Non solo il rock 'n' roll è una truffa


Questo, in estrema sintesi, è quello che penso dei vertici sul clima e sul riscaldamento globale, per l' ambiente e la crescita sostenibile. Da trent' anni il tema ambientale è una importante arma usata nelle competizione fra aziende a diversa composizione di capitale e fra aree del pianeta a ineguale sviluppo capitalistico: innalzando gli standard si cerca di far fuori la concorrenza delle imprese che non si possono permettere l' adeguamento a tali standard legislativi ovvero tecnologici e finanziari.  Una bella accelerazione, eticamente dissimulata, finalizzata alla concentrazione dei capitali, alla centralizzazione dei mezzi di produzione.   
 

sabato 28 novembre 2015

Il problema algerino


Recente articolo di Barbara Ciolli apparso su Lettera 43 che pubblico per ricordarmi che la storia, lungi dall' essere un susseguirsi casuale di eventi, ci segnala che le contraddizioni non sono mai sepolte una volta per tutte dal lento progressivo lavorio del tempo: esse invece si ripropongono -con necessaria discontinuità- innanzi a noi dopo essersi accumulate in una certa massa critica. La feroce repressione degli algerini -anche in Francia- durante la guerra d'indipendenza, le troiate fatte con il Fis e nella successiva guerra civile, in cui si coalizzò per la prima volta una sorta di fronte internazionale jihadista, tornano ad allungare la propria ombra sui fatti di quest' autunno.---

La Francia non proclamava lo stato d’emergenza dal 1955: i tempi della guerra d’Algeria. Di origine algerina era uno dei kamikaze delle stragi Parigi del 13 novembre 2015 - come anche diverse vittime degli attentati -, e franco-algerini erano i fratelli Kuachi dell’ attacco al giornale satirico Charlie Hebdo il 7 gennaio. Come il terrorista che, meno di un anno prima, aveva colpito al museo ebraico di Bruxelles.

domenica 22 novembre 2015

La geopolitica ovvero la strategia necessaria



Intervista recente e molto molto interessante a uno dei principali e si dice più ascoltati, da chi riesce a leggere i suoi report, analisti di geopolitica, laddove geopolitica è veramente la stessa cosa che il dominio della forma valore mediato da giganteschi apparati statuali, verità a cui scienza e scienziati borghesi non accedono. Tale è la realtà, a nulla serve abbellirla, solo per il proletariato internazionale capire fino in fondo la dialettica del proprio presente storico è dirimente. ---



Stratfor è la principale agenzia di intelligence privata statunitense e George Friedman è il suo fondatore. Analista assai influente presso l’amministrazione statunitense, ha previsto correttamente alcuni degli eventi più significativi degli ultimi anni, dalla crisi dell’euro allo scontro tra Russia e Stati Uniti. Spesso le sue analisi sono fortemente influenzate dalla filosofia hegeliana.

sabato 21 novembre 2015

Douce France


Naturalmente nelle dinamiche inter-imperialiste che agitano il Medio-oriente il businnes delle armi, assieme a quello della droga e delle risorse energetiche, gioca un ruolo centrale. Non mi stupisco che le stragi urbane a carico di civili parigini abbiano salvato il posto di lavoro di altri francesi, gli operai delle industrie aerospaziali, ramo di industria d'avanguardia su cui la douce France poggia una bella parte della sua strategia di potenza. ---


La ridente cittadina di Saint-Cloud si trova soltanto a dieci km dalla Cattedrale di Nôtre-Dame. In questo piccolo ricco borgo a ridosso della città di Parigi hanno vissuto principi, re di Francia e Napoleone ci fece persino il colpo di stato del 18 Brumaio. Saranno le sue origini reali ma la cittadina è conosciuta anche per essere tradizionalmente schierata a destra. Non a caso qui vive la dinastia Le Pen che ha lasciato la sua impronta in tutto il tessuto urbano.
A Saint-Cloud sorge anche la sede centrale di Dassault Aviation, fiore all’occhiello dell’industria bellica francese, che produce i caccia Mirage 2000 e i caccia Rafale che proprio in queste ore bombardano intensamente Raqqa in Siria ed altri obbiettivi legati all’attività di Daesh. Questi apparecchi vanno a ruba nel Medio Oriente in fiamme, soprattutto in quei paesi come Qatar, Arabia Saudita, Egitto, paesi in prima linea nella guerra globale provocata dal Daesh.

domenica 15 novembre 2015

Per una lettura materialistica delle vicende medio-orientali



Articolo del agosto scorso, apparso su info-aut, inquadra bene in poche parole ben scandite la situazione socio-economica medio-orientale---

Le conquiste di Daesh (nome arabo di quello che qui da noi viene erroneamente tradotto in Stato Islamico) in Iraq e Siria sono soltanto gli ultimi avvenimenti sfruttati dai media mainstream per riproporre la storia di una (presunta) decadenza della civiltà medio-orientali legata all' Islam. Funzionale alla riproduzione di pseudo-analisi dal carattere marcatamente orientalistico che usano come prisma di lettura quello della religione islamica, e la sua presunta incapacità ad adattarsi alla modernità, la narrazione occidentale del Vicino e del Medio Oriente ha una storia secolare come fenomeno culturale e politico. Essa non è una vuota astrazione, ma è la risultante della cristallizzazione dei rapporti di forza costituitosi nel tempo (già la stessa definizione di Medio Oriente presenta aspetti di parzialità linguistica, dovuti alla forza di chi ha imposto questa etichetta) e il prodotto di energie materiali ed intellettuali dell'uomo.

sabato 14 novembre 2015

La crisi dell'Isis in Siria e Iraq e il terrore a Parigi

In fondo alcune mie considerazioni---

Francia sconvolta, di nuovo sotto attacco, in un modo che nessuno osava immaginare: sette attentati terroristici nella città di Parigi. Un centinaio di persone sono state uccise dai terroristi nel teatro Bataclan; 40 allo Stade de France, mentre era in corso l'amichevole Francia-Germania, a causa di tre esplosioni, di cui una innescata da un attentatore suicida. Altri attacchi, di cui uno a colpi di Kalashnikov davanti a un ristorante del X Arrondissement, e l'altro in Rue de Charonne, nell'XI Arrondissement, hanno causato altre vittime e diversi feriti. Sparavano inneggiando ad Allah, hanno raccontato dei testimoni. 

"Lascia esterrefatti come i governi occidentali non abbiano subito realizzato che l'offensiva anti-Isis in Iraq e Siria avrebbe avuto come conseguenza immediata un aumento repentino degli attentati in Europa e negli Stati Uniti" dice a ilsussidiario.net il generale Carlo Jean poco dopo mezzanotte, mentre arriva la notizia che Hollande ha decretato la chiusura delle frontiere e lo stato di emergenza.

Il sussidiario aveva raggiunto Jean già nel pomeriggio di ieri, per un commento — che riportiamo — agli ultimi eventi bellici nel quadrante di Siria e Iraq, in particolare la presa di Sjniar da parte delle forze curde con il supporto dell'aviazione americana. "L'Isis oggi è in grosse difficoltà nelle sue zone chiave e per mantenere il prestigio che gli procura reclutamenti e finanziamenti aumenterà le azioni all'esterno del califfato". E ancora: "Non è da escludere il pericolo di attentati in Europa, perché l'Isis bisogno di atti eclatanti per mantenere il prestigio agli occhi dei tanti fanatici che lo sostengono in tutto il mondo".

domenica 8 novembre 2015

Politiche monetarie divergenti


Da un punto di vista economico, l’imperialismo è l’appropriazione sistematica di valore internazionale.

Secondo svariate analisi sulle prossime mosse della guerra valutaria in atto tra banche centrali (le cosiddette politiche monetarie diverging) parrebbe che oramai ci siamo: dopo il dato USA di ieri l'altro sulle buste paga non-agricole, molto superiore alle attese (e al netto della cronica imprecisione previsionale dell' agenzia che gestisce le rilevazioni statistiche), la Federal Reserve si preparerebbe alla stretta monetaria annunciata più volte. Solo in pochi sono rimasti a sostenere il prolungamento delle politiche accomodanti da parte della più potente banca centrale del mondo, comunque andrà è certo che ce lo piglieremo in quel posto. Semmai sarà più interessante stabilire quanto saranno conflittuali, più che divergenti, le scelte che faranno i vari board nei prossimi mesi. Americani, cinesi, europei e giapponesi sono tutti in fasi diverse del ciclo economico rispetto alla permanenza della crisi sistemica dei profitti e conseguentemente dovranno operare in maniera opposta. 

sabato 31 ottobre 2015

Ammazzafegato


E' vero, la disoccupazione al 11,8% -e nell' area euro è un punto meno- non sembra essere di per sè un problema ingestibile per l'ordine sociale vigente, si campa dei gruzzoli passati  accumulati dalle famiglie. Nel 2007 pensavo che i risparmi durassero meno e si avesse prima di oggi qualche vera fiammata, invece i piccoli capitali passati, con piccole rendite urbane e non, e le pensioni sembrano sopperire a salari e stipendi all osso, oppure nulli, o parziali e neri

 'A nuttata non è per ora passata, rimane per le borghesie il punto dirimente di operare altra distruzione di capitale perchè a tutt'oggi quella già incorsa sembra essere insufficiente a risolvere i problemi di redditività al capitale industriale, non solo nelle economie mature ma pure in quelle che aspirano a uscire dal momento industriale più pionieristico -che si intreccia ad un certo punto con una qualità capitalistica bassa, l' imperialismo dei capitali esteri a bassa composizione organica e, oppure, della semplice fornitura di materie prime, parecchio esposta a rischiosità dal punto di vista del valore.

venerdì 23 ottobre 2015

Spazio al Capitale !


La bulimica fame di guadagni porta ad allargare ancora e ancora i confini dello spazio che si può mettere a profitto, a partire da quello esistenziale degli individui. Ma lasciamo da parte soggettive malinconie e avventuriamoci nella scia del businnes interstellare, in cui figurano anche gli italiani, non a caso conosciuti come popolo di navigatori, come di un' altra mezza dozzina di cose.---


I privati sono da tempo protagonisti del settore spaziale in qualità di costruttori e sviluppatori dei satelliti e dei veicoli con e senza equipaggio. Gli Stati Uniti hanno aperto un nuovo fronte delle attività commerciali in orbita terrestre, e noi lo analizziamo

IL RUOLO DEI PRIVATI – Quando si parla del settore privato nello spazio, si fa spesso erroneo riferimento alle aziende che negli ultimi anni stanno ottenendo degli exploit nell’ambito dei programmi avviati dalla NASA (di cui parleremo in seguito). In realtà il settore commerciale è da tempo inserito nell’ambito delle costruzioni spaziali, con aziende nel ruolo di appaltatori o sub-appaltatori. Tutti gli oggetti spaziali, che siano satelliti, sonde interplanetarie o veicoli con equipaggio, sono commissionati dalle agenzie spaziali o da clienti privati alle aziende che da anni operano nel settore.

domenica 18 ottobre 2015

Economic warfare


"L' Imperialismo fase suprema del capitalismo" è un testo che ha un secolo di vita e la lungimiranza di Lenin, data dal acume critico e dal metodo,  ne fa un testo-chiave per capire la nostra attualità -essendosi nel frattempo compiute le condizioni adatte per il poderoso dispiegamento del imperialismo unitario: rete del mercato mondiale, lingua e moneta del commercio internazionale omogenee, infrastrutture di collegamento, rimozione sostanziale dei retaggi tradizionali ecc- e, tanto più grave, rimane per lo più incompreso dagli anti-imperialisti o che si suppongono tali.
Fanno molto meglio, in generale, gli analisti di geopolitica che almeno non si nascondono dietro miserrime istanze come "ripristinare il dialogo civile tra nazioni", "un altro mondo è possibile" e non condannano moralmente una volta l' "Occidente" e l'altra il "Nord del mondo". 
Si introduce qui il concetto di economic warfare, una modulazione del famoso:"la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi -che a sua volta è la continuazione dell' economia con altri mezzi ancora: a parità di efficacia userai il modo meno costoso per perseguire la tua strategia di potenza". 

   ***

L’economic warfare è un concetto in continua evoluzione ed espansione di pari passo con l’avanzare della globalizzazione. Accanto ai metodi tradizionali di embargo e sanzioni economiche si sta ad oggi sviluppando una molteplicità di strumenti alternativi per minare le capacità – economiche e non – dei propri avversari

CONCETTO TRADIZIONALE – Il concetto di economic warfare può essere applicato a ogni tipo di conflitto tra due nazioni che non comporta l’intervento di forze armate, prediligendo una mobilitazione delle strutture economiche volte ad indebolire l’avversario. Se tali azioni sono soprattutto concentrate in tempo di guerra, affiancando azioni militari, nel corso degli anni la nozione di economic warfare ha subito radicali ampliamenti a seguito delle interconnessioni economiche dovute dalla globalizzazione, facendone un concetto liquido e di più difficile interpretazione. Scopo della guerra economica è, a oggi, quello di influenzare le decisioni dei Paesi obiettivo senza l’uso della forza.

sabato 17 ottobre 2015

Cicale, formiche, mantidi - Per una entomologia del insetto sociale


"Cicale o formiche? Questo è il dilemma" che ci pone il dominio del Capitale tramite la sua irrazionale logica ancor prima che attraverso i suoi speakers media-etici ed ideologici. E se rimandassimo al mittente l' alternativa tra consumatori compulsivi ed indebitati contro risparmiatori tirchi e stitici ma con i conti in ordine ? Ce li avrei, io, dei conti da pareggiare, ma è che stamane, ancora più stringente (la fase anale non è, evidentemente, superata), è che  stamane, dicevo, nelle mie oramai rigide meningi, si è fatta strada una ampia proposta programmatica: farci mantidi in attiva -cioè dialettica- attesa del inaspettabile.


 ***

Nell’immaginario europeo siamo soliti considerare il cittadino continentale come risparmiatore, rispetto a quello americano visto, invece, come un dissipatore, spesso anche assai indebitato. Non si tratta di una banalizzazione tra buoni e cattivi, ma di una consuetudine ormai radicata che nasconde anche alcune verità.

 Dagli inizi degli anni ’80, con l’avvento della Reaganomics, gli americani hanno spesso vissuto sopra ai loro mezzi, vale a dire utilizzando il debito come strumento per coprire la differenza tra reddito disponibile e spese sostenute. Tale abitudine è divenuta, purtroppo, una consuetudine consolidata e non sorprende che la percentuale di risparmio del cittadino medio sia una delle più basse al mondo.

sabato 10 ottobre 2015

Siria: il sottile confine tra realismo e cinismo


Pescato stamane dal sito dell' ISPI, un articolo-quadro sul rompicapo siriano in cui alcune grandi potenze globali (USA, paesi europei di tradizione coloniale ) si muovono manifestamente a casaccio, sorpassate in capacità di iniziativa da medie potenze locali in lotta fra loro per la supremazia regionale. Fa caso a sè l' interventismo del muscolare zar di tutte le russie.
Il concetto di imperialismo unitario, causa e non effetto della globalizzazione capitalistica, quando indossa i panni della congiuntura particolare si dissimula nelle varie volontà di potenza dei diversi attori, portatori di contrapposti interessi economici ed ideologici che insistono su una determinata  area.
Il Medio Oriente a volte appare come "waste land" ma anch' esso, una volta che è "messo a lavoro", cioè a profitto, in altre parole spremute le risorse naturali e soprattutto quelle umane delle masse diseredate, produce una ricchezza su cui tutti coloro che aspirano al dominio vogliono mettere le mani. ---
 

Per i più ottimisti, quelli che pensavano che l’Iran deal avrebbe portato la soluzione per ogni male del Medio Oriente, la doccia fredda è arrivata subito. È arrivata in Siria, dove col rafforzamento dell’Iran, la disperazione del regime e le accentuate insicurezze saudite, le cose non si sono affatto risolte. Anzi, si sono complicate. La verità, semmai, è che l’Iran deal ha incrementato gli incentivi delle potenze regionali per continuare il conflitto. Teheran, forte di una rinnovata posizione internazionale e di centinaia di miliardi in arrivo nel suo budget sfiancato, non vede alcun motivo per smettere proprio ora di combattere. Se prima poteva ottenere 10, ora può ragionevolmente sperare di ottenere 100. Dall’altra parte, i sauditi e i loro alleati del Golfo hanno visto poche firme su un trattato spazzare via la loro tranquilla egemonia regionale. Dopo aver sgominato la minaccia dei Fratelli Musulmani in Egitto ora l’Iran si affaccia come un pericolo ben maggiore al quale non si può più concedere niente. Se prima in Siria sarebbero stati disposti, forse, a concedere 5 per ottenere 10, ora che ai loro occhi l’Iran ha ricevuto 100 dall’Occidente non gli si può più concedere niente. Da nessuna parte. In Yemen e, soprattutto, in Siria.

lunedì 5 ottobre 2015

Vivere? Credevo di potere



Vivere? Credevo di potere; così come credevo
che attorno a me altri credessero;
ma la somma dei giorni dell'esperienza cresceva
dissipando cortine nebulose, intorno a fredde
matematiche di forza.

sabato 3 ottobre 2015

La tecnologia che riconosce le emozioni

emozioni.faccine.png

La disarmante genuinità della forma merce passa sempre più dalle tecnologie interattive che, vulgata racconta, si piegano docilmente allo specifico umano. E se fosse il contrario? Lungi dall'essere una novità, alla domanda che pongo qualcuno tempo fa rispose così:

[...] In generale, l'individuo non è solo il sostrato biologico, ma - nello stesso tempo - la forma riflessa del processo sociale, e la sua coscienza di se stesso come di un essente-in-sé è l'apparenza di cui ha bisogno per intensificare la propria produttività, mentre di fatto l'individuato, nell'economia moderna, funge da semplice agente della legge del valore. Di qui occorre dedurre, non solo la sua funzione sociale, ma l'intima struttura dell'individuo in sé. Decisiva, nella fase attuale, è la categoria della "composizione organica del capitale" [...] La  modificazione nella composizione tecnica del capitale  si continua negli individui, afferrati e, in realtà, direttamente costituiti dalle esigenze tecnologiche del processo di produzione. Cresce, cosí, la composizione organica dell'uomo. Il lato per cui i soggetti sono determinati in se stessi come strumenti di produzione e non come fini viventi, cresce come la parte delle macchine rispetto al capitale variabile.
La tesi corrente della "meccanizzazione" dell' uomo è ingannevole, in quanto concepisce I'uomo come un ente statico, sottoposto a certe deformazioni ad opera di un "influsso" esterno, e attraverso l'adattamento a condizioni di produzione esterne al suo essere. In realtà, non c'è nessun sostrato di queste "deformazioni", non c'è un'interiorità sostanziale, su cui opererebbero - dall' esterno - determinati meccanismi sociali: la  deformazione non è una malattia che colpisce gli uomini, ma è la malattia della società, che produce i suoi figli come la proiezione bìologistica vuole che li produca la natura; e cioè "gravandoli di tare ereditarie"

Sul tema propongo un articolo di Websim.it che illustra la tecnologia -sviluppata da una start up italiana- che riconosce le emozioni che passano sul viso di uno spettatore di un video ed in tempo reale rimonta la prosecuzione della visione a seconda delle reazioni -che ha letto precedentemente sulla faccia  dell'utente. Che cosa di meglio per customizzare la pubblicità cioè per cogliere appieno le aspettative -non del cliente- ma del Capitale ?-----

venerdì 2 ottobre 2015

Carry trade


Dopo un paio di post che più astratti non si può, rilassiamoci con un pò di analisi finanziaria. Tra le meraviglie del Capitale nella sua forma liquida (qui l' indigente sociologo Bauman non c'entra) mi ha sempre colpito il carry trade, ovvero l' abilità di alcuni operatori nell' indebitarsi in valute a buon mercato, cioè con bassi tassi d'interesse, cambiare con buona tempistica i soldi ottenuti in un altra divisa e in ultimo comprarci altrove titoli governativi a reddito fisso o, in seconda battuta, bond societari. Poichè l'apprezzamento/deprezzamento reciproco di ognuno di questi strumenti è in continuo aggiornamento su tutte le borse mondiali, per lo stesso motivo  sviluppo e prospettive devono essere valutate in maniera ineguale per ogni singolo paese. Così i trader approfittano di questi differenziali di rendimento -a volte persino centesimali, limature- che però moltiplicati per le enormi cifre impiegate -ottenute, lo ripeto, a debito, fruttano colossali profitti, sempre che si azzecchi  strategia. Tutto ciò fa del carry trade uno degli impieghi finanziari che spostano più liquidità in assoluto ogni giorno. Qui di sotto un recente articolo dal Sole 24 ore sulle ultime mutazioni dei flussi di capitali impegnati nel carry trade, il tutto basato su un accurato studio della Bank for  International Settlements, flussi grandemente influenzati delle svolte di politica monetaria da parte delle autorità preposte.---

Aspettando la Fed, il nostro Godot contemporaneo, conviene osservare che i mercati, che si nutrono di aspettative assai più che di informazioni, già da un pezzo stanno prezzando la divergenza fra le politiche monetarie delle banche centrali angloamericane e quelle di Europa e Giappone.
Tale circostanza emerge con chiarezza nell’ultima Quarterly review della Bis che analizza le conseguenze visibili di tale fenomeno relativamente agli aspetti monetari e finanziari.

sabato 26 settembre 2015

La fantomatica coscienza di classe (1)

Una polemica piccina con un altro blogger mi induce a questa breve incursione sulla, oggi più che mai, fantomatica coscienza di classe proletaria, tralasciando per ora l' opposta coscienza di classe borghese, su cui magari torneremo. Ritorniamo ai dannati della terra e alla loro labile coscienza della possibilità della liberazione. Se ne parlò tanto e spesso tanto male poi più nulla. Vaporizzazione? Ingrottamento? Parlarne non vuol dire afferrare almeno concettualmente la cosa; come diceva un celebre pignolo: "ciò che è noto non è già perciò conosciuto".Vediamo come pone la questione un autore che sull' argomento ci ha perso il sonno: 
 [...]Questa coscienza non è  quindi né la somma né la media di ciò che pensano,sentono, ecc., i singoli individui che formano la classe. E tuttavia l'agire storicamente significativo della classe come totalità viene determinato, in ultima analisi, da questa coscienza, e non dal pensiero del singolo, ed è conoscibile soltanto a partire da essa.

domenica 20 settembre 2015

La natura umana per Marx (2)

Pallosa questio, più che una natura umana innata, magari di sapore hobbesiano, qui c'è all' opera un uomo che si autoproduce nel processo di progettazione-realizzazione di oggetti, nel lavoro trasformativo, come anche l' antropologia ha appurato. Nell' oggetto, mediazione tra uomo e natura, l' uomo si oggettiva come uomo umanizzato, inverato, realmente cioè socialmente esistente; non vive in un generico ambiente ma nel mondo -che lo pone e presuppone e di cui avrebbe relativi coscienza e controllo razionale. La reificazione della produzione, delle condizioni sotto cui avviene, non è necessariamente già contenuta nel rapporto che corre tra l'uomo, il suo fare e il suo fatto. Hegel ha introdotto il concetto di natura umana come processo, Marx lo ha ulteriormente sviluppato radicandolo nella storia della prassi sociale----


Come abbiamo detto, Marx riconobbe che l’importante, il significativo in Hegel sta nel fatto che egli si era collocato all’altezza dell’economia politica classica e aveva concepito l’uomo come il risultato del suo proprio lavoro e compreso il lavoro come processo di autoproduzione dell' uomo. Ma, aggiunse Marx, Hegel aveva visto nel lavoro solo il lato positivo, egli non aveva nessuna idea degli
aspetti negativi del lavoro nella società borghese. Per questo motivo sorgono in lui separazioni filosoficamente false e false unificazioni, mistificazioni idealistiche, il che è indicato già dal fatto che il << lavoro che Hegel soltanto conosce [...] è il lavoro spirituale astratto >>. Premessa per la critica materialistica di queste mistificazioni che risultano da una visione cosi unilaterale del lavoro, è la scoperta della vera dialettica del lavoro nel capitalismo. Marx aveva ricavato questa premessa dalla critica dell’economia classica. Muovendo di qui egli fu in grado di scoprire gli errori decisivi di Hegel, la fondamentale falsità del suo principio.

giovedì 17 settembre 2015

Aritmetica del debito


Il debito pubblico diventa una delle leve più energiche dell’accumulazione originaria: come con un colpo di bacchetta magica, esso conferisce al denaro, che è improduttivo, la facoltà di procreare, e così lo trasforma in capitale, senza che il denaro abbia bisogno di assoggettarsi alla fatica e al rischio inseparabili dall’investimento industriale e anche da quello usurario. In realtà i creditori dello Stato non danno niente, poiché la somma prestata viene trasformata in obbligazioni facilmente trasferibili, che in loro mano continuano a funzionare proprio come se fossero tanto denaro in contanti. Ma anche fatta astrazione dalla classe di gente oziosa, vivente di rendita, che viene cosi creata, e dalla ricchezza improvvisata dei finanzieri che fanno da intermediari fra governo e nazione, e fatta astrazione anche da quella degli appaltatori delle imposte, dei commercianti, dei fabbricanti privati, ai quali una buona parte di ogni prestito dello Stato fa il servizio di un capitale piovuto dal cielo, il debito pubblico ha fatto nascere le società per azioni, il commercio di effetti negoziabili di ogni specie, l’aggiotaggio: in una parola, ha fatto nascere il giuoco di Borsa e la bancocrazia moderna. (Il Capitale I)

 ***
Nella Civiltà Capitalistica c'è una relazione profonda tra accumulazione, debito complessivo (pubblico e privato) e sistema fiscale, fattori che condensati (centralizzati) in una data area di sfruttamento prendono la forma del nostro caro stato-nazione. In Italia, ma non solo, data la tendenziale facilità dei ceti parassitari a moltiplicarsi, l'uso della leva debito/fiscalità di classe è storicamente strutturale. Propongo la riflessione di un analista finanziario, risalente alla primavera scorsa, su quello che ci aspetta, tenendo conto che molte delle aspettative -implicite od espicitate- su cui si basa l'articolo ancora non si sono verificate: a fronte di una previsione di crescita del PIL e degli investimenti diretti esteri lievemente maggiori, altre voci come: inflazione, spending rewiew, sofferenze bancarie e ripresa degli investimenti interni sono piuttosto al palo. Non c'è quasi più nulla da privatizzare ed in più nel  portafoglio finanziario della Repubblica i derivati in scadenza  da oggi al 2018 (posizioni mark to market esigibili) è ad oggi negativo per circa 2,6 miliardi, e lascio perdere le scadenze più lontane. Una società civile stagnante che capitalistici risultati potrebbe mai conseguire?

sabato 12 settembre 2015

Sorvegliare e punire




Alla mia siskolina

Qui potrete trovare il libro a fumetti "Non mi uccise la morte" dedicato a Stefano

[...] Quanto alla presa sul corpo, anch'essa, alla metà del secolo Diciannovesimo, non era stata del tutto eliminata. Senza dubbio la pena non è più centrata sul supplizio come tecnica per far soffrire, e ha preso come oggetto principale la perdita di un bene o di un diritto, ma un castigo come i lavori forzati o perfino come la prigione -pura privazione della libertà - non ha mai funzionato senza un certo supplemento di punizione che concerne proprio il corpo in se stesso: razionamento alimentare, privazione sessuale, percosse, celle di isolamento.

Conseguenza non voluta, ma inevitabile, della carcerazione? In effetti la prigione, nei suoi dispositivi più espliciti, ha sempre comportato, in una certa misura, la sofferenza fisica. La critica spesso rivolta, nella prima metà del secolo Diciannovesimo, al sistema carcerario (la prigione non è sufficientemente punitiva: i detenuti hanno meno freddo, meno fame, minori privazioni, nel complesso, di molti poveri e perfino di molti operai) indica un postulato che non è mai stato chiaramente abbandonato: è giusto che un condannato soffra fisicamente più degli altri uomini.


La pena ha difficoltà a dissociarsi da un supplemento di dolore fisico. Cosa sarebbe, un castigo incorporeo?

giovedì 10 settembre 2015

La gallina brasiliana



S&P ha declassato il debito brasiliano al livello più alto della categoria junk. Un enorme paese con enormi ricchezze che però possono diventare enormi problemi. Lo status quo prodotto dall' abbondanza di commodities osta al passaggio ad un capitalismo più evoluto e meno legato all' esportazione di materie prime. Qui propongo un esauriente articolo di Carlo Crauti pubblicato su Limes di qualche mese fa che trovai piuttosto utile per approfondire il rapporto ambiguo e difficile fra intervento statale in economia e competizione sistemica globale, una competizione che vede sempre più non le economie ma le società civili borghesi in concorrenza reciproca.---


Il Brasile è un paese tropicale, abitato da bestie pericolose e feroci.

Ma l’animale che i politici e gli economisti brasiliani temono di più non è un cobra velenoso, uno squalo o una onça (un giaguaro). È la gallina. O meglio, è il volo della gallina. È questo il nome, denigratorio, usato per descrivere le performance dell’economia del Brasile nell’ultimo secolo. 

Crescite del pil repentine – addirittura a doppia cifra per alcuni anni; poi un tonfo secco, con il ritorno a una stagnazione o recessione pluriannuale. Una traiettoria simile a quella di una gallina, che compie un salto in alto ma che viene riportata a terra, nella polvere, dal suo peso, dalle sue limitazioni fisiche e dall’incapacità di volare. Le limitazioni croniche del Brasile lo hanno portato, ancora una volta, a compiere il balzo della gallina e a rientrare in recessione.

sabato 5 settembre 2015

La rotta dei balcani


Angelona nostra l'ha detto chiaro chiaro: "io mi prendo i siriani" che per contro significa anche "vedete un pò che riuscite a fare con gli altri". Essere al centro dell' Europa ha i suoi vantaggi in termini di esposizione dei confini. Un colpo da maestro quello della cancelliera a mettere in difficoltà i leader di economie nazionali messe molto peggio della sua. Dai colloqui con Tsipras la Merkel sembra essersi disinibita in quanto a leadership, più conscia del proprio potere, rispetto agli altri governanti europei.Vedremo come la piglierà la società civile di cui è espressione.
Qui propongo un articolo recentissimo di Aspeniaonline (titolo:"Le rotte dei migranti e l'Europa senza bussola") che illustra come la crisi migratoria intersechi le tensioni fra gli stati della zona balcanica. L' autore chiude con la lamentazione per la mancanza di iniziativa paneuropea; a mio avviso l' unica iniziativa valida sarebbe l'uscita dall' europa capitalista e la costruzione della comunità umana europea, avanguardia di quella mondiale.---


 La crisi dei profughi che sta investendo i Balcani ha portato alla luce le conseguenze delle mancate soluzioni ad alcune criticità dell’agenda internazionale – a partire naturalmente dalla Siria – e non può essere ridotta, alla locuzione “la nuova rotta dei migranti”. Anzi, questa stessa idea di novità è un falso clamoroso.
I profughi, in prevalenza siriani e afghani, ammassati al confine macedone non sono dei volenterosi che hanno scovato, appunto, una nuova rotta; è sufficiente uno sguardo alla mappa per capire come la strada in questione sia la direttrice principale, se non quella obbligata, per chi voglia raggiungere il nord Europa fuggendo dal Medioriente.
Ma allora cosa è cambiato? Perché migliaia di profughi hanno iniziato a premere con più insistenza sul confine della Macedonia e da lì sono passati in Serbia e quindi in Ungheria, innescando tragedie umanitarie che purtroppo non resteranno isolate e che hanno nelle analoghe tragedie del Mar Mediterraneo un lugubre parallelo?

Se la Cina riprende il suo posto

Articolo edito dal sito di ISPI a commento della sfilata militare commemorativa della fine della guerra sino-giapponese, ad uso e consumo di amici e nemici interni ed esterni della leadership di Xi Jinping . Come dire: dal impero al imperialismo capitalista saltando la parentesi coloniale. Da notare che quando si sale alle vette delle classifiche mondiale riguardanti la potenza sociale sistemica si riscrive facilmente pure la storia, Nanchino compreso.-----------------------------------------


La parata militare del 3 settembre che si è tenuta a Pechino in occasione dei 70 anni della “Guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese e della guerra mondiale contro il fascismo” (questo il nome ufficiale della celebrazione) non ha tradito le attese ed ha rivelato importanti elementi per la politica interna e estera cinese.

Xi Jinping è apparso sul palco della porta Tiananmen vestito con abiti tradizionali e le riprese televise cinesi lo hanno inquadrato mettendo in risalto il suo ruolo di unico leader nazionale. Ne emerge infatti uno scenario da “uomo solo al comando”, confermando l’impressione che Xi Jinping avesse accentrato su di sé la maggior parte dei poteri e superando dunque il paradigma della “leadership collettiva” – condivisione del potere fra i membri del Politburo – sperimentato in particolare durante il decennio di Hu Jintao (2002-2012).

lunedì 31 agosto 2015

Il Capitale senza capitalista


«Se il credito appare come la leva principale della sovrapproduzione e della sovraspeculazione nel commercio, ciò avviene soltanto perchè il processo di produzione, che per sua natura è elastico, viene qui spinto al suo estremo limite, e vi viene spinto proprio perchè una gran parte del capitale sociale viene impiegato da quelli che non ne sono proprietari, i quali quindi agiscono in tutt’altra maniera dai proprietari, i quali, quando operano personalmente, hanno paura di superare i limiti del proprio capitale privato... Il sistema creditizio affretta quindi lo sviluppo delle forze produttive e la formazione del mercato mondiale, che il sistema capitalistico di produzione ha il compito storico di costituire, fino a un certo grado, come fondamento materiale della nuova forma di produzione. Ma il credito affretta al tempo stesso le eruzioni violente di questa contraddizione, ossia le crisi e quindi gli elementi di disfacimento del vecchio sistema di produzione» (Il Capitale III) 


Karl Marx, nel terzo volume de Il Capitale, immagina una situazione astratta, con un metodo per lui usuale, in cui la produzione di merci sia interamente avviata a debito e dove quindi il capitalista produttivo (industriale o agricolo) non abbia un proprio capitale da investire : si pongono qui le figure contrapposte dell' imprenditore  e del banchiere ove il capitalista produttivo contrarrà un debito con  il capitalista monetario che riceverà un certo saggio di interesse in cambio del prestito erogato.

venerdì 28 agosto 2015

L' area pacifico e la dipendenza cinese



Estratto di un report di analisti finanziari, si documenta sinteticamente la forza attrattiva del Capitale made in China a sussumere a sè i flussi commerciali di tutta la regione Far East Asia-Pacifico. Qualcuno l'aveva capito centocinquantanni fa che fra le due sponde di quell' oceano si sarebbe giocata una partita decisiva per le sorti mondiali.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
 La Cina ormai da diverso tempo ambisce a far divenire la sua moneta, lo yuan, una divisa di riferimento, una di quelle presenti nel basket del FMI monetario.
L' ’autorità internazionale ha però dichiarato la scorsa settimana che i tempi sono al momento prematuri ma gli economisti del FMI ritengono che sia questione di pochi mesi affinché ciò avvenga.
La decisione delle autorità cinesi avvenuta l’' 11 agosto che ha deciso a tavolino una svalutazione di circa l' ’1.9%, per poi procedere ad una nuova svalutazione dell’' 1.6% , sicuramente però non contribuirà ad accelerare questo processo di “normalizzazione”. E’ assai probabile che questa mossa intensificherà la guerra valutaria in atto, in varie forme, a livello globale. 

mercoledì 26 agosto 2015

L' equilibrista


E' intrinseco che il Capitale faccia del denaro stesso (in forma di futures, bond, titoli o altro) un involucro di valore da scambiare sul mercato

Il giochino non riesce mai del tutto perchè siamo pur sempre all interno della sfera della circolazione monetaria e non si apporta plusvalore, quello che fa funzionare la megamachine, ma profitto per lo più fittizio.

Per lo più perchè in realtà alcuni di questi strumenti finanziari incrociano la produzione di nuove merci in un punto della catena dei sottostanti. Un'ulteriore complicazione da districare che non si appiana bollando la finanza come economia virtuale

Siamo nelle mani, stati e banche centrali compresi e conniventi, di concentrazioni gigantesche di Capitale. Si parla già di un nuovo quarto Quantitative Easing americano, altro che taglio dei tassi !

Uno dei principali aspetti che mi pare non funzionare, e che non fa funzionare tutta la baracca, è la nuova divisione e riorganizzazione internazionale del lavoro:

sabato 22 agosto 2015

Carmina disumana


Come un Dio senza Mondo ne' Ragione stagna Lui inutilizzato / e tanta pena fa nel petto
Si contorce ma remunerazione non trova adeguata /  nelle volgari merci  investir è un gran rischio
E' la seconda ombrosa sua natura di Capitale sovraprodotto / il periglio dov Egli s'invischio
Pare Costa Concordia o cetacea spiaggiata / quando immobile giace noialtri con Lui a dirotto

sabato 15 agosto 2015

Guerre valutarie sottopelle


In un contesto incerto e critico come quello degli ultimi anni, la guerra sistemica connaturata al capitalismo trova nelle strategie inerenti alle divise uno dei suoi territori preferenziali. La questione europea, la nuova zona monetaria proposta dai russi, la svalutazione dello yuan sono tutti episodi  relativamente chiari in cui il sotterraneo conflitto per la leadership mondiale risale in superficie.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Moltissimi sono i commenti che vorrebbero spiegare la decisone di oggi della banca centrale cinese di svalutare lo yuan di circa il 2% rispetto al dollaro. Commenti, permettetemi, male informati. Almeno così la vede zeroconsensus.

La Cina, in un contesto di rallentamento dell’economia mondiale (compresa la propria). ha deciso senza dubbio di dare maggior respiro alle proprie esportazioni. Questa è la spiegazione “strumentale”; certamente vera. Però ve ne è un altra, più profonda e altrettanto vera.

La Cina da anni sta progettando/accompagnando lo yuan verso la piena e libera convertibilità sul mercato della moneta e conseguentemente la sua trasformazione in moneta di riserva mondiale, quantomeno al pari del dollaro.

Questa trasformazione non è facile e consta di vari passaggi:
1) Accumulo di enormi riserve d’oro.
2) Firma di contratti bilaterali (currency swaps) con altre banche centrali per l’utilizzo dello yuan (e della moneta della controparte) negli scambi commerciali bilaterali.
3) Vi è stato il tentativo di accrescere il proprio “peso azionario” all’interno del FMI, tentativo fino ad ora fallito a causa del veto USA.
4) In conseguenza al punto 3 la Cina ha allora costituito la New Developement Bank con i paesi “Brics” e la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture. Queste due istituzioni sono un’aperta sfida all’FMI e all’egemonia USA in questa istituzione.

In questo contesto, è proprio di questi giorni la notizia che vi è stato il diniego da parte del FMI ad introdurre lo yuan nel basket dei Diritti Speciali di Prelievo (Special Drawing Rights) del FMI. L’entrata tra le monete che compongono gli SDR sarebbe stata una bella legittimazione per lo yuan nella sua ambizione di diventare moneta globale. Gli USA che vogliono che il Dollaro sia l’unica moneta “indispensabile” hanno bloccato questa richiesta.

Ed ecco a stretto giro di posta è arrivata oggi, da parte cinese, la svalutazione dello yuan sul dollaro.
La guerra valutaria continua. Nel silenzio generale.

domenica 26 luglio 2015

Lo stato islamico è uno stato...

Nell articolo la chiamano modernità, chiamiamola prassi sociale capitalista che trova mediazione e sintesi nello Stato capitalistico. Apparirà allora che non c'è nessun scontro di civiltà o religione, si tratta di sano imperialismo intercapitalista con modalità magari un pò plateali -ma lo show-businnes non è anche questo?- ma  per nulla arcaiche.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

da Limesonline.com
 
di Anna Maria Cossiga e Federico Bonarota, originariamente intitolato "Se lo Stato Islamico diventa uno stato"


Forse ci eravamo cullati nell’idea che il cosiddetto Stato Islamico (Is) avrebbe visto presto la fine. Nell’immaginario collettivo e nelle favole i “buoni” hanno sempre la meglio sui “cattivi”, e più “cattivo” dello Stato Islamico chi c’è?  Le cose, tuttavia, sembrano andare diversamente.

I jihadisti di al-Baghdadi controllano già un territorio grande quanto la Gran Bretagna, hanno di recente occupato Palmira, certamente mirano a prendere Damasco. Quanto a Baghdad, secondo John McLaughlin, vice-direttore della Cia dal 2000 al 2004, è difficile che riescano a conquistarla. Ma per demoralizzare gli oppositori del “califfato” non è necessario farlo: sarebbe sufficiente “infiltrare combattenti e armi, creando il caos”. Questa prospettiva appare del tutto realistica, anche perché quella che dovrebbe essere la coalizione anti-Is non sembra concludere molto.

I   bombardamenti evidentemente non bastano e addestrare quel che resta dell’esercito iracheno   nemmeno. Come sottolinea McLaughlin, “la gente non combatte perché viene addestrata; combatte   perché crede in qualcosa. Al momento, i più convinti credenti della regione appoggiano lo Stato   Islamico”. Per non parlare del fatto che l’Is può contare su paesi pronti a voltare lo sguardo dall’altra parte. Insomma, non è del tutto improbabile che il “califfato” possa diventare uno Stato vero e proprio, un’entità politica con cui la comunità internazionale dovrà, prima o poi, avere rapporti.

Nonostante la marcata antipatia dell’Is per lo Stato-nazione occidentale, esso ha interiorizzato alcune delle caratteristiche di quello che definiamo “Stato moderno”: fare la guerra, reclutare uomini, imporre tasse, creare istituzioni, rivendicare la sovranità e la legittimazione della propria autorità sono le azioni attraverso cui gli Stati si sono formati e oggi controllano un determinato territorio.

venerdì 24 luglio 2015

Il cuore tedesco del problema

Il solito coacervo di convergenti e antagonistici interessi si rappresenta oggi nella più o meno arbitraria contrapposizione tra la politica Merkel e il tecnico Schauble. Ma sarà davvero così, siamo certi che la contesa si svolga unicamente nel agone politico ? Alle loro spalle c'è, a mio avviso, una Germania a due velocità: produzioni ad altissimo valore aggiunto, ad altissimo contenuto scientifico e tecnologico contrapposte a produzioni più ordinarie che vincono la concorrenza anche grazie ad un euro sottovalutato rispetto ad un ipotetico marco.

I capitali facenti capo a rami d'industria d'avanguardia hanno interesse ad un euro forte e in concorrenza con il dollaro come moneta di riserva internazionale, grazie al plusvalore relativo inglobato nelle merci prodotte  (a sua volta generato dalla coesa società tedesca in cui tutte le infrastrutture sociali, ovverosia la società stessa, sembrano in questa fase ben armonizzate allo scopo) e che agiscono sul mercato internazionale in regime di monopolio o comunque di scarsa concorrenza, riuscendo così ad estrarre valore anche da capitali a bassa composizione organica. Queste elite un giorno potrebbero, se costrette dalla congiuntura, essere loro ad uscire dall euro, portandosi conseguentemente dietro un bel codazzo di paesi a raggiungere la massa critica necessaria a porsi comunque, anche in assenza delle nazioni cicala indebitate, fra le centralizzazioni capitalistiche più potenti del pianeta.

Queste punte avanzate  come sempre si nutrono e si rinnovano su una base capitalisticamente più "ordinaria" dove al raggiungimento della redditività dell investimento concorrono ancora i rozzi fattori che vanno sotto il nome di estorsione del plusvalore assoluto (deflazione salariale, precariato) accanto a quelli dati dalla favorevole collocazione regionale (euro debole e suo relativo mercato unico) Solo per scrupolo aggiungo che il Capitale cerca sempre di sovrapporre entrambe le forme di sfruttamento. Questi capitali forse non si difenderebbero così bene nella contesa globale con la sola proverbiale produttività tedesca per unità di lavoro ; fazioni queste più vocate al conservatorismo, al variare poco o nulla nella strutturazione della moneta e del mercato unico europei.

Ma, come si è visto, questo equilibrio -che la Merkel, non Schauble, impersona- inizia a mostrare evidenti crepe di fronte ad una crisi mondiale complessiva del modo di accumulazione. Crisi che, al momento arginata con fatica,  mostra di covare sotto la cenere e di essere pronta a riesplodere fragorosamente ed inaspettatamente ovunque.

 --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

di Giovanni Boggero da Aspeniaonline 23/7/15
 
La vittoria del “no” al referendum popolare del 5 luglio scorso in Grecia sembrava poter inaugurare una fase completamente nuova nella storia dell'integrazione economica e monetaria dell'Unione. Un governo nazionale, democraticamente legittimato e forte di un responso elettorale inequivocabile, rispediva al mittente le condizioni per ottenere una linea di credito da parte dei propri pari. Una volta accantonato il duro regime di condizionalità, gli scenari che parevano profilarsi in un orizzonte quanto mai prossimo erano sostanzialmente due: prima ipotesi, una radicale trasformazione dell'Unione economica e monetaria, nel senso di una istituzionalizzazione dei meccanismi permanenti di perequazione fiscale e di comunione dei debiti pubblici (quella che in Germania, con un pizzico di terrore, è chiamata Transferunion); ipotesi alternativa, l'uscita dalla moneta unica di uno Stato membro (l'ipotesi del Grexit). In entrambi i casi, l'architettura economica e finanziaria dell'eurozona come l'avevamo conosciuta da Maastricht fino a oggi sarebbe radicalmente cambiata.

Il compromesso raggiunto nella notte tra il 12 e il 13 luglio scorsi all'Euro Summit ha ribaltato questa prospettiva. Non basta un governo nazionale, ancorché legittimato da un plebiscito, a innescare un mutamento degli assetti istituzionali fissati da un Trattato. Di più: in un'unione economica e monetaria, un governo nazionale non può sottrarsi al giudizio dei propri pari. Al contrario, più ancora del proprio popolo, un governo di uno Stato membro deve godere della fiducia dei propri pari per poter essere parte attiva di un'unione economica e monetaria stabile. Ecco, quindi che l'ipotesi più recessiva e improbabile all'indomani del referendum è tornata attuale la scorsa settimana: l'integrazione economica e fiscale lenta e asimmetrica, imperniata sul metodo intergovernativo e fondata sul regime di condizionalità. La cessione di sovranità da parte degli Stati membri all'Unione continua cioè a essere il risultato di uno “stato di eccezione” più che un disegno preciso dei “signori dei trattati” e, in particolare, della cabina di regia franco-tedesca.

mercoledì 22 luglio 2015

La veritè tra capo e collo

Prudentia di Humachina
Voi avete messo mano alla mia intera vita; ebbene possa questa levarsi contro di voi...

Danton, prima della condanna

lunedì 20 luglio 2015

L' uomo che costò trenta miliardi

E' una Reuters, niente di più, dà però un' idea di come sono andate le cose nei negoziati sul debito greco.
 

 di Dina Kyriakidou

ATENE, 20 luglio (Reuters) - Ancora una volta Alexis Tsipras si è sforzato di prendere una decisione. Per ore, il 13 luglio, il primo ministro greco e i leader europei avevano sviscerato i termini di un nuovo accordo persalvare la Grecia dalla bancarotta e mantenere il Paese nell'eurozona.

E quando una copia dell'ultima versione venne mandata in stampa, la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese François Hollande e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk erano soddisfatti. Lo sembrava anche Tsipras, ma lasciò la stanza per verificare ancora una volta alcuni dettagli con i compagni del suo partito Syriza.

Un'ora dopo non era ancora tornato. I capo di stato e di governo passeggiavano avanti e indietro, gingillandosi con i telefonini. Il presidente lituano e il premier sloveno dissero che non potevano più attendere e uscirono dalla porta di servizio, come racconta un diplomatico coinvolto nell'organizzazione del vertice.

Alla fine Tsipras riapparve e la sua risposta confermò quanto i leader europei già sospettavano: senza il pieno appoggio del suo partito, il leader greco non poteva impegnarsi. La scrittura della bozza doveva ricominciare da capo.

sabato 18 luglio 2015

Rottura o barbarie

on  

di COMMONWARE

0. Fin dall’inizio del dibattito attorno alla Grecia abbiamo scelto un altro campo rispetto a quello prevalente nella sinistra e nei movimenti, giocato dalle tifoserie pro o contro Tsipras. L’una e l’altra torcida hanno posizioni e ruoli diversi al proprio interno, da chi cerca di importare un modello elettorale a chi si propone come think tank dell’altra Europa, da chi ritiene che ciò che succede nelle istituzioni non ci debba riguardare a chi teme un’inevitabile cattura delle lotte, dimostrando in queste non molta più fiducia di quanta ne abbiano i partigiani delle istituzioni.

Abbiamo posto da subito una questione apparentemente banale eppure molto poco discussa e dunque risolta: quella del noi che parla. Coerenti con questa impostazione di discorso, all’indomani della proposta del governo greco che svuota l’oxi della sua popolazione non ci interessa adesso discutere se Tsipras sia un traditore oppure no. Lasciamo tale dibattito a chi si è sentito rappresentato da Syriza e ha riposto speranza nella possibilità che il suo leader riuscisse a creare un’altra Europa, o al contrario a chi era ansioso di dimostrare che sbagliavano. Non ci riguarda se Tsipras volesse o meno fare diversamente, perché – come ci ha insegnato la sana tradizione del realismo materialista – è inutile chiedere a qualcuno di essere diverso da quello che è: il punto per noi è che non poteva farlo. Si può riconoscere a Tsipras – anche qui, indipendentemente dalla sua volontà – di aver portato all’estrema tensione l’opzione rappresentativa, socialdemocratica e della sinistra, mostrandone il completo esaurimento politico. Sul bordo della rottura, ha accettato di tornare ad avere una pistola puntata alla tempia, perché alla fine della fiera rapiti e rapitori campano della stessa bottega, quindi è paradossale interesse degli uni e degli altri riprodurla e non chiuderla.

domenica 12 luglio 2015

Sull' affare Hacking Team


A pochi giorni dall'attacco hacker che ha colpito Hacking Team, società milanese produttrice di spyware (software di spionaggio) governativi, l'azienda stessa afferma in un comunicato ufficiale dell'8 luglio di aver perso il controllo dei propri prodotti informatici, affermando di “non riuscire più a controllare chi li utilizza.” Il 6 luglio l'account Twitter @hackingteam è stato infatti violato prima di divenire strumento di diffusione di oltre 400 Gigabyte di materiale riservato.

Ciò ha di fatto comportato la messa a nudo del funzionamento dei software di spionaggio, dei dati di accesso per il controllo di questi ultimi e di molti dei rapporti commerciali stipulati dall'azienda con governi e agenzie di intelligence, oltre che di svariate password, email e credenziali.
E' quindi la stessa Hacking Team a confermare il fatto che ora buona parte dei sistemi di controllo fino ad ora venduti possano essere violati, con la conseguente possibilità che gli stessi dispositivi spiati e controllati finora dai clienti di HT vengano ora controllati da altri individui; siano essi coloro i quali hanno effettuato l'attacco informatico o chissà quali altri. L'azienda ha acquisito da diversi anni un ruolo centrale nella sorveglianza globale tramite software-spia, spiccando per supporto ai clienti ed infrastrutture complesse nonché per la rassicurazione sull' “invisibilità” (agli occhi di anti-virus) dei propri prodotti.

sabato 4 luglio 2015

Crisi e centralizzazione


Nella letteratura accademica, sia di stampo critico che mainstream il termine “centralizzazione” viene spesso sostituito dall’espressione “concentrazione”. Gli stessi Marx e Hilferding in alcune circostanze adoperano questi termini alla stregua di sinonimi. A ben guardare, tuttavia, i due concetti hanno significati diversi. Nell’ accezione originaria di Marx la “concentrazione” del capitale corrisponde alla creazione di nuovi mezzi di produzione e alla crescita conseguente della loro massa complessiva, sia in termini assoluti che in rapporto alla forza lavoro disponibile: la “concentrazione”, in altre parole, “è basata direttamente sull’accumulazione, anzi è identica ad essa” (Marx, [1867] 1994, p. 685).

Invece, la “centralizzazione” dei capitali consiste nel fatto che, sebbene la produzione capitalistica veda le imprese contrapposte l’una all’altra come produttrici di merci reciprocamente indipendenti e la competizione capitalistica si presenti di norma come “ripulsione reciproca di molti capitali individuali”, è possibile rilevare un’opposta tendenza alla “concentrazione di capitali già formati” e dunque al superamento della loro autonomia individuale, che si realizza mediante l’“espropriazione del capitalista ad opera del capitalista, della trasformazione di molti capitali minori in pochi capitali più grossi” (ivi, pp. 685-686). Il processo di centralizzazione può in tal senso concretizzarsi in vari modi: semplicemente attraverso l’uscita dal mercato dei capitali più deboli; oppure tramite liquidazione, acquisizione o fusione aziendale, che implicano cambiamenti nel diritto di proprietà; oppure anche in modo surrettizio, quando la proprietà formale del capitale resta frammentata ma il controllo si concentra in poche mani, come nei settori in cui le catene produttive sono basate sull’outsourcing oppure, più in generale, come accade con la massa dei capitali la cui proprietà è dispersa tra una miriade di azionisti e depositanti ma la cui gestione è demandata ai vertici di società per azioni e istituti bancari.