domenica 23 aprile 2017

1917: Bene!



Vi sono nell'esperienza dei grandi poeti tali tratti di naturalezza che non si può, dopo averli conosciuti, non finire con una mutezza completa. Imparentati a tutto ciò che esiste, convincendosi e frequentando il futuro nella vita d'ogni giorno, non si può non incorrere alla fine, come in un'eresia, in un' incredibile semplicità. Ma noi non saremo risparmiati, se non sapremo tenerla segreta. Più d'ogni cosa è necessaria agli uomini,  ma essi intendono meglio ciò che è complesso. *

venerdì 24 marzo 2017

Tutta mia la città



L' estratto marxiano ricapitola l' abc delle singole categorie economiche -viste in dialogo tra loro e con la loro contraddittoria organicità- e da qui anticipa la "società di soli servizi" che mi pare essere l' immagine che si vorrebbe dare il capitalismo 4.0 dei nostri tempi.

Da sempre il Capitale, nelle sue componenti d'avanguardia, mira ad "emanciparsi" dalla produzione delle merci senza per altro ovviamente riuscirvi, ed è questo il compito che ha cercato di assolvere la nuova divisione internazionale del lavoro, dove la produzione di plusvalore si è obbligatoriamente concentrata in alcune aree del mondo lasciando ad altre aree "un numero stragrande di funzioni attualmente indispensabili, ma in sé e per sé superflue", ovvero quello che noi chiamiamo settori secondario e terziario più o meno avanzato.

sabato 31 dicembre 2016

Ha da passà 'a nuttata (automazione e servitù #2)








  la tecnica, privata di una logica 
propria, adotta del tutto quella dell’economia



La peculiarità del nostro capitalistico tempo, la tecnica planetaria -la robotica, l' intelligenza artificiale- pone problemi enormi alla nostra concezione politica: l' integrazione delle classi nella rete capitalistica non presenta neanche più le vesti del atto politico ma è l' accettazione, avvertita come vacuità esistenziale, del espletamento di alcune funzionalità nella grande giostra del network. Per contro, alcuni hanno provato a pensare ai compiti rivoluzionari come alla soluzione di compiti "tecnicali". Non si tratta di riappropriarsi di qualcosa da cui basta emendare alcuni aspetti: ”La razionalità tecnica, oggi, è la razionalità del dominio stesso. E’ il carattere coatto della società estraniata a se stessa”. Come diceva un' amica, siamo 7 miliardi che lavoriamo gli uni per gli altri e non ce ne accorgiamo.

venerdì 23 dicembre 2016

L' affaire Aleppo




Due articoli per dipanare il groviglio di interessi e di cerchie di potere sovrapposte (di livelli locale, regionale e globale) che ha trovato in Aleppo il punto di messa a terra attraverso cui scaricare la tensione e misurare le strategie vincenti e quelle errate, le alleanze vecchie, quelle nuove, prima fatte, poi disfatte, poi negate. Il risultato di morte e distruzione non finirà qui. 
Siamo tutti ostaggi, dall' antichissima Aleppo alla capitale d' Europa Berlino e perfino a Mosca, di una cieca necessità di potenza che dà luogo solo a se stessa con sempre maggior furia. Farla finita con l' accumulazione, fuoriuscire dalla sua struttura generale di gestione: lo stato. ---


Il dramma di Aleppo è che i guerriglieri di Al Nusra tengono in ostaggio i civili e non intendono arrendersi alle condizioni del regime di Damasco. A loro volta le truppe di Assad non esitano a bombardare a tutto spiano anche i civili. Gli iraniani non vogliono mollare i jihadisti di Aleppo se non in cambio della fine dell'assedio degli sciiti di Fuaa e Kefraya nell'area di Idlib. La Russia e la Turchia (che con l'Iran si troveranno a Mosca il 27 dicembre) fanno finta di negoziare per salvarsi reciprocamente la faccia: Putin non vuole passare come il macellaio di Aleppo ed Erdogan deve farsi perdonare di avere mollato i jihadisti che ha sostenuto fino a ieri contro Assad prendendo i soldi delle monarchie del Golfo. Gli Stati Uniti ad Aleppo si erano impegnati a separare la sorte della guerriglia dei jihadisti di Al Nusra dalle altre formazioni ma avendo sostenuto anche i qaidisti in funzione anti-Assad hanno molto da nascondere e poco da dire di fronte alla sconfitta. Quasi ne uccide più l'ipocrisia che le bombe. (A.Negri-Sole24ore-15 dic)


domenica 18 dicembre 2016

La visione del mondo di Palantir







Gli equilibri di potenza nella Silicon Valley parrebbe si stiano muovendo, a seconda che sia stata vinta o persa la scommessa sul nuovo presidente. Assurge alle cronache la maschera di Peter Thiel (nella foto subito alla sinistra di Trump, Tim Cook più distante), co-fondatore Pay-Pal, investitore in Facebook e fondatore di Palantir Technologies, uno dei grandi finanziatori della campagna elettorale di Trump che sembra ben disposto ad ascoltarlo per quanto riguarda il rinnovamento dell' apparato tecnologico militare. Un tipo di deal abbastanza consolidato tra politica e economia. Le vie del businnes sono infinite, tranne che si scontrano con le proprie premesse: "le promesse occupazionali del presidente eletto non possono essere mantenute dai giganti della tecnologia: il loro modello di affari non si basa su una simile creazione di posti di lavoro diretti."---


All’inizio di aprile 2014, John Podesta, futuro presidente della campagna di Hillary Clinton, scrive a Robby Mook, futuro campaign manager. In copia Cheryl Mills e David Plouffe, già nella squadra di Hillary e Obama. L’argomento della mail – una delle migliaia rese disponibili da WikiLeaks – è l’incontro con Eric Schmidt, direttore esecutivo di Google (oggi Alphabet). Secondo Podesta, Schmidt è entusiasta («è pronto a trovare fondi, dare consigli, trovare persone di talento»), vuole essere riconosciuto come «capo consigliere esterno», ma rispetta la struttura della campagna che va formandosi. 

domenica 11 dicembre 2016

Exit strategy -la fantomatica coscienza di classe #10






 A seguire le parole in parte datate di Alan Freeman (come sempre estrapolandole da un discorso più ampio con cui non sono in accordo) per dire che quello che ho cercato di dire malamente in questo blog agli altri zittiti


[...] se è chiaro che il sistema produce le sue proprie crisi, la prospettiva cambia. Quello che veramente accade è questo: il sistema del mercato, e soprattutto il mercato dei capitali, pone i suoi propri limiti a se stesso. Il problema è concepito capovolto perfino da parte degli oppositori più incisivi della globalizzazione, perché in effetti essi accettano il punto di vista teorico che la globalizzazione è un processo automatico e naturale, e limitano i loro obiettivi (decisamente nel caso della Tobin Tax) a ’gettare un granello di sabbia nel meccanismo’. Non ho nulla contro il gettare sabbia nel meccanismo se ciò migliora la condizione umana, ma il problema è secondo me molto più serio, perché l’intero veicolo esce periodicamente di strada con o senza la sabbia. In questo caso, il problema è completamente diverso: scappare con le minime perdite di vita. Il punto non è quello di fermarlo o di farlo avanzare; questo è un falso dibattito. Il problema è cosa fare riguardo ai terribili risultati che si verificano quando il veicolo si ferma da solo.

giovedì 8 dicembre 2016

Il non-equilibrio


Un estratto da un articolo di Guglielmo Carchedi reperibile in rete dal titolo "Dialettica e temporalità in Marx". Articolo che non ho strumenti per comprendere  pienamente e a questo limito il copia-incolla. Quel geniaccio di Marx, ponendo a contatto la processualità storico-sociale dell' economia e la matematica -passaggio necessario per estrarre dalla complessa fenomenologia capitalista le sue leggi di movimento- e osservandone la reazione, deve necessariamente inserire anche (la inserisce correttamente ovunque!) in quest' ultima una temporalità che volgarmente  non le si attribuisce. La cosa, come è successo spesso, non piace a chi ha una concezione  feticistica  dell' economia -ma direi delle scienze in generale- in cui un oggetto sociale si analizza come fosse un asteroide. Una implicazione di questo  distendersi nel tempo è che tramonta la coppia concettuale "cosmogonica"  disequilibrio/equilibrio a favore di quella ben più espressiva di tendenza/controtendenza, in cui è la stessa unità contraddittoria del Capitale (e non princìpi opposti che si escludono a vicenda) a provocare le onde economiche espansive all' interno di una unica legge tendenziale di movimento. Cercare di smentire la teoria del valore o, più facile, alcune delle sue singole asserzioni è una rogna che si sono cercata in parecchi.

Vi sono state molte dispute nella storia della teoria del valore. A incominciare dagli anni 1980, una controversia è divampata tra i marxisti che sostengono che l’economia è in equilibrio o tende verso di esso (l’approccio dell’ equilibrio) e quei marxisti che sostengono che la nozione di equilibrio è aliena alla teoria di Marx.

Per questi ultimi, non solo l’equilibrio ma anche le deviazioni da esso (il disequilibrio) sono solo potenti nozioni ideologiche che non hanno alcuna rilevanza per una teoria economica del mondo reale. Infatti, l’economia capitalista tende non verso l’equilibrio ma verso le crisi attraverso una successione di cicli economici. I due approcci sono radicalmente differenti. I termini ‘economia del (dis)equilibrio’ e ‘economia del non-equilibrio’ sottolineano questa differenza. La disputa non è ancora stata risolta, in una maniera o nell’altra.

domenica 4 dicembre 2016

Siamo tutti in ballo



Sì, no, non lo so, astensionismo di maniera, illibertà è partecipazione. Le alternative poste dal Dominio sono sempre più stringenti e allo stesso tempo mai si occupano davvero di cosa c'è in ballo: è che siamo tutti in ballo. Non amo la Costituzione nata dalla Resistenza, il quadro normativo, superato nella sua forma compromissoria dai fatti, del rapporto del sfruttamento di una classe sull' altra, in cui è scritto nero su bianco che la fatica di produrre non può essere equamente ripartita e che a partire da ciò una accozzaglia di gruppi, masse, personale politico, potentati e strati sociali, possibilmente impermeabili allo scorrere dei decenni, si fa Stato. E' il miraggio della sovranità popolare. Questa illusione contiene qualche verità: "il popolo", un tempo lievito della mutazione sociale, è "salito",  sino a diventare il lievito della coesione sociale

Eppure una toccatina a Pinocchietto Renzi andrebbe data a mio modo di vedere esclusivamente per le sue politiche platealmente di classe, non che potrebbe essere altrimenti, che alcuni sottolineano ingiuste "in quanto vengono dal centro-sinistra". Forse non si sono accorti che la fase progressiva della sinistra è finita al più tardi a metà degli anni 70. I soliti mugugni. Bhe, chi segue questo blog sa che sul argomento non spreco fiato, il concetto "sinistra" non ha nulla a che fare con l'orientamento verso l' altro modo di produzione, quello più elevato intendo.

martedì 29 novembre 2016

Automazione e servitù #1


 La macchina ha gettato a terra il conducente, 
e corre cieca nello spazio.


Argomento centrale dell' epoca di fronte al quale la critica sociale è rimasta impigliata è quello di cui ci parla il novecentesco Marcuse in queste righe. La servitù volontaria a cui volentieri ogni giorno ci pieghiamo e a cui ci siamo piegati in ogni epoca -ma oggi parrebbe, in momento di attacco diretto alle condizioni di sussistenza, con più zelo- è mimesi delle concrete condizioni di lavoro che inglobano e al contempo producono una reiterazione conforme alle condizioni stesse su ogni scala. La radice, per l' uomo, è l' uomo stesso, ovvero quello che fa nel modo in cui lo fa.  Queste condizioni sono oggi ovunque grandemente, ma forse non abbastanza, informate dall' automazione macchinica. Essa pone e presuppone una sua propria storica razionalità che si installa e si riproduce come struttura logica di tipo unidimensionale -che nel linguaggio dei francofortesi significa in assenza di una propria negazione determinata-, al cui fondo l' autore ci invita ad  immergersi e a fare propria, unico modo per non subirla a priori. Il risultato del  processo è "la società senza opposizione". Vediamo il primo di alcuni passaggi di questo processo.---



L'analisi è centrata sulla società industriale avanzata, in cui l'apparato tecnico di produzione e di distribuzione (con un settore sempre piú ampio in cui predomina l'automazione) funziona non come la somma di semplici strumenti, che possonoessere isolati dai loro effetti sociali e politici, ma piuttosto come un sistema che determina a priori il prodotto dell'apparato non meno che le operazioni necessarie per alimentarlo ed espanderlo. In questa società l'apparato produttivo tende a diventare totalitario nella misura in cui determina non soltanto le occupazioni, le abilità e gli atteggiamenti socialmente richiesti, ma anche i bisogni e le aspirazioni individuali. 
                                                    

domenica 20 novembre 2016

L' ineguale sviluppo politico -italiano








 L' ineguaglianza dello sviluppo economico e
politico è una legge assoluta del capitalismo


Pinocchietto Renzi avrebbe dovuto leggere fino in fondo Lenin: avrebbe avuto qualche dubbio in più sul appoggio dei ceti medi italiani alle sue riforme---.

Marx, nel terzo volume del “Capitale”, individua nella forma democratica la "forma specifica" dello Stato capitalista e vede nelle altre forme di Stato capitalistico "variazioni" e "gradazioni" della "forma specifica». La "forma specifica" dello Stato capitalistico é la forma democratica della dittatura borghese alla massima purezza. E' l' involucro "puro", cioé l’involucro di una società composta solo da imprenditori e salariati tendente alla massima concentrazione dei mezzi di produzione. Le "variazioni" e le "gradazioni" della "forma specifica" dello Stato borghese sono l'espressione delle variazioni e delle gradazioni dello sviluppo economico capitalistico "puro". Lo sviluppo economico del capitalismo é variato e graduato, quindi ineguale. Ne deriva che anche lo sviluppo degli Stati, che avvolgono tutte le parti del mercato mondiale, é variato e graduato, cioé ineguale.[...]